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Quella volta che ho dovuto fare magia per salvarmi al controllo bagagli

  • Immagine del redattore: Magico Bonny
    Magico Bonny
  • 21 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 6 mag

Vi è mai capitato di vivere una situazione che sembrava ambientata in un film?


Era una di quelle giornate. Aeroporto di Manchester, rientro da Blackpool, fresco della convention di magia più grande del mondo. Testa piena di idee, valigia piena di… segreti. Avevo appena comprato qualche gioco nuovo, di quelli che non vedi l’ora di provare davanti al primo pubblico disponibile.


Mi avvicino ai controlli con la leggerezza di chi ha passato giorni tra colleghi, risate e illusioni. Scanner. Bip. Uno sguardo. Poi un altro. E improvvisamente, quel gesto universale che gela il sangue:“Signore, può seguirci un momento?”


Perfetto.



Mi ritrovo in una stanzetta laterale, di quelle che nei film non promettono mai niente di buono. Due agenti davanti a me, sguardo serio. La mia valigia sul tavolo, pronta per essere “interrogata”.


“Può aprirla, per favore?”


La apro.


E lì succede la magia… ma non quella che avevo previsto.

Gli agenti iniziano a rovistare tra il contenuto: mazzi di carte particolari, oggetti strani, piccoli attrezzi metallici. Finché uno di loro prende in mano un sacchettino.


“Cosa sono queste?”


Palline magnetiche.


E in quel momento capisco: per me sono strumenti di meraviglia… per loro, potenzialmente qualcosa di molto diverso.


“È… per uno spettacolo,” rispondo, cercando di sembrare il più normale possibile. Che, detto da uno con una valigia piena di oggetti incomprensibili, non è semplicissimo.


Si scambiano uno sguardo.

“Può mostrarci come funzionano?”

E lì, il tempo si ferma.


Per un attimo mi è sembrato di essere dentro una scena di How I Met Your Mother. Avete presente Barney, fermato in aeroporto, che si rifiuta di fare magia perché “un segreto si svela solo a un altro prestigiatore”? Ecco. Io ero esattamente lì. Solo che davanti non avevo una sitcom… ma due agenti in attesa.


Dentro di me, il conflitto:onore del mago… o volo di ritorno a casa?

Scelgo la sopravvivenza.


“Allora… questo è uno dei giochi più antichi del mondo,” dico, tirando fuori i bussolotti.

E inizio.


Le mani si muovono quasi da sole. Le palline compaiono, scompaiono, viaggiano da un bussolotto all’altro. Il ritmo cresce, lo sguardo degli agenti cambia. Da sospettoso… a incuriosito. Poi stupito.

Silenzio.

Ultima fase.

Il colpo finale.


Uno degli agenti sbatte le palpebre. L’altro accenna un sorriso, come se stesse cercando di non farselo scappare.

Pausa.

Poi:“…Okay. Può richiudere la valigia.”


Niente manette. Niente interrogatorio. Solo un timbro invisibile: assolto… per eccesso di magia.


Esco da quella stanza con una certezza:puoi viaggiare quanto vuoi, cambiare città, pubblico, lingua… ma prima o poi, la magia troverà sempre il modo di metterti alla prova.


E a volte, il pubblico più difficile… è quello che non ha pagato il biglietto.

 
 
 

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